Gli imprenditori sono liberi, senza esagerare (limiti imposti dalla legge), di produrre per arricchirsi (profitto) cose dannose per la salute psico-fisica (spesso nel medio-lungo periodo), con condizionamenti e creando anche dipendenze con ingredienti ad hoc, sfruttando i disagi molto frequenti delle persone (ansia, stress, senso di inadeguatezza, di solitudine ecc.) e sta ai consumatori che non vogliono farsi del male cercare di informarsi adeguatamente (come se oggi fosse facile!) su come evitare di farsi del male. Questa è la “libertà” che piace ai liberalisti/liberali (n.b. intervento non a favore degli statalisti).
Questo blog contiene alcuni miei interventi in Internet (blog, forum, siti ecc.) a favore del Socialismo nel suo significato originale (Marx ed Engels).
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giovedì 10 aprile 2025
domenica 25 marzo 2012
Marx e il libero mercato
Marx e il liberismo
Marx [23] sosteneva che, senza l’intervento del governo, la logica del profitto, l’interesse personale e l’avidità degli uomini d’affari avrebbero portato allo sfruttamento dei lavoratori, costretti a lavorare 15 ore al giorno ad un salario di sussistenza.
Non senza l'intervento del governo, ma senza la lotta dei lavoratori (lotta di classe), e lo sfruttamento dei lavoratori nel capitalismo c'è comunque, questo diceva Marx.
Riguardo invece proprio al libero mercato Marx disse: "Nulla può essere più sciocco del dogma che la circolazione delle merci determini un necessario equilibrio di vendite e compere… ciò che è implicito in tale asserzione è che ogni venditore si porta al mercato il suo compratore… Ma non è detto che uno compri immediatamente perché ha venduto." Il Capitale – Libro Primo, K. Marx, Capitolo 3 – Il denaro e la circolazione delle merci, Par. 2
Riguardo invece proprio al libero mercato Marx disse: "Nulla può essere più sciocco del dogma che la circolazione delle merci determini un necessario equilibrio di vendite e compere… ciò che è implicito in tale asserzione è che ogni venditore si porta al mercato il suo compratore… Ma non è detto che uno compri immediatamente perché ha venduto." Il Capitale – Libro Primo, K. Marx, Capitolo 3 – Il denaro e la circolazione delle merci, Par. 2
giovedì 3 novembre 2011
Scarsità
La scarsità oggi è prodotta artificialmente dal capitalismo. Le attuali tecnologie produttive ci permetterebbero di produrre in abbondanza per tutta la popolazione mondiale (a partire naturalmente dai beni e servizi essenziali) lavorando tutti (volontariamente secondo le capacità di ognuno) e molto meno di quanto dobbiamo fare oggi. Il problema è che nel capitalismo i mezzi di produzione/sussistenza non sono liberamente (democraticamente) accessibili da tutti i membri della società. Ciò è piuttosto evidente nei periodi di crisi economica in cui si vedono numerose terre e fabbriche chiuse e inaccessibili mentre molti lavoratori sono disoccupati e quindi senza reddito o con un reddito temporaneo molto ridotto (cassa integrazione).
mercoledì 9 febbraio 2011
La legge di Say
La legge di Say, detta anche legge degli sbocchi, fu enunciata dall'economista francese Jean-Baptiste Say
Egli sosteneva in tale legge che l'offerta è sempre in grado di creare la propria domanda: ogni venditore è anche compratore. Il rimedio delle crisi non doveva perciò, secondo Say, ricercarsi tanto in misure restrittive dell'importazione, quanto nell'incremento di quelle produzioni che servissero all'esportazione. Say quindi era convinto che il mercato lasciato a se stesso tende a raggiungere l'equilibrio di piena occupazione.
Ci sono due corollari della legge:
1)ogni produzione genera un reddito di importo equivalente
2)tutto il reddito viene sempre interamente speso (direttamente o indirettamente).
E' una tra le leggi fondamentali dell'economia accettarla o non accettarla rappresenta il primo spartiacque per ogni studioso o semplice appassionato di economia
Questa visione che se il libero mercato fosse lasciato libero di agire non ci sarebbero crisi di nessun tipo era basata sulla dottrina proposta dall’economista francese dell’inizio del diciannovesimo secolo J. B. Say, secondo la quale
ogni venditore porta un compratore al mercato.
Certamente, se ogni bene prodotto venisse veramente comprato allora non ci sarebbero crisi economiche (questo è vero per definizione). Tuttavia, tale presupposto è basato su un ragionamento difettoso. Marx così lo espone:
Nulla può essere più sciocco del dogma che la circolazione delle merci determini un necessario equilibrio di vendite e acquisti… ciò che è implicito in tale asserzione è che ogni venditore si porta al mercato il suo compratore… Ma non è detto che uno compri immediatamente perché ha venduto. (2)
Alcuni oggi credono ancora nella visione data da Say. I più ora accettano che gli eventi abbiano provato che il libero mercato sia incapace di provvedere alla crescita duratura quanto gli interventi restrittivi statali. Benché la visione marxista sia ora implicitamente accettata, relativamente pochi comprendono il perché.
Movimento Socialista Mondiale: I boom e le crisi – che cosa li causa?
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